Il grande viaggio del venerdì sera a Pisa

di Maria Cristina Impagnatiello

Stasera una figura nuova tra gli astanti, un signore di Bristol alto, dinoccolato, dai capelli bianchi e fini, e gli occhi che irradiano timidezza e dolcezza. E per una sera è diventato il nostro ascoltatore, a cui ognuno di noi ha raccontato una storia, o parte di essa. E non puoi non raccontare tutto te stesso a quegli occhi rassicuranti, quasi materni.

Ma il tempo è breve, e ogni racconto ha la durata di un soffio.

D’altronde ogni gesto è un racconto, ogni particolare del nostro corpo , ogni battito di ciglia o movimento della mano, di un braccio o una gamba, dice di noi di più di mille parole.

Sono storie che sprigioniamo contemporaneamente, che si sovrappongono e si fondono in un grande viaggio che percorriamo ogni venerdì dalle 20:30 alle 23:30.

Ma niente paura. Non si tratta di un trip allucinogeno o causato da qualcosa di stupefacente; o meglio, di stupefacente ci sono i partecipanti, spogli delle loro maschere, liberi di essere se stessi.

A volte ho come l’impressione di essere in una gigantesca terapia di gruppo, in cui ognuno è allo stesso tempo dottore e paziente, e nel frattempo impara anche a stare davanti ad una macchina da presa, o su un palcoscenico, a dieci metri da un pubblico di mille occhi.

Che siano mille occhi, o un unico obiettivo, l’adrenalina, più o meno controllata, ti percorre le vene e ti fa sentire vivo; è come tuffarsi da una macchina in corsa, o giù da un aereo, o in un mare, pieno di pesci esotici. E’ un’esplosione di emozioni, che cresce e ti riempie.

E’ il teatro, no more words.

Salva nei preferiti il permalink. Commenti disabilitati

Commenti disabilitati.