Il laboratorio teatrale di Pisa: “Immaginate di poter fare tutto”

di Maria Cristina Impagnatiello

Secondo appuntamento con il laboratorio teatrale a Pisa.

Perché non cominciare col primo vi chiederete. Perché anche chi arriva secondo ha il suo fascino; e poi mi piaceva 12/10/2012, c’è qualcosa di karmico in questa data, non trovate?

La sensazione iniziale è simile a quella di tanti cerchi concentrici, o meglio tre cerchi fondamentali; il primo, quello composto dalle persone che già si conoscono, che con uno sguardo si capiscono, che hanno già condiviso, vissuto insieme; il secondo, ovvero quelli presenti al primo appuntamento, e che ora si sentono già parte del primo cerchio, quindi in teoria è quasi un macrocerchio centrale; e poi il terzo, coloro che partecipano per la prima volta, dapprima restii, che si guardano intorno, e che si stupiscono se stringendo loro la mano sorridi e li guardi negli occhi, e ricambiano imbarazzati; e a fine serata, in ogni caso, anche loro si sentono parte del macrocerchio centrale. E in fin dei conti non c’è una distinzione, non può esserci, non ci sono cerchi, siamo tutti tasselli di un movimento circolare di energia, ognuno con la sua intensità. Fatto sta che siamo più di trenta persone. Tutte entusiaste, tutte diverse, tutte con la voglia di creare, e conoscere, e scoprire.

Il dopolavoro ferroviario di Pisa ospita il laboratorio teatrale per il secondo anno (anche qui torna il secondo…), e devo ammettere che c’è qualcosa nell’aria che non so spiegare; qualcuno dice, mi sembra che questo posto non sia stato chiuso per l’estate, era come se ci fosse stato qualcuno in quella sala, proprio poco prima che entrassimo noi. Avete presente la densità dell’aria in una stanza in cui hanno appena trascorso del tempo due amanti? Ecco, moltiplicatela per trenta, e poi ancora per trenta. L’aria era quasi sostanza, pronta per essere tagliata dai nostri corpi, che ne venivano circondati e avvolti. Era energia, l’energia prodotta e compressa nei mesi che sono passati, e che è rimasta lì, aleggiante.

E immaginate, ora provate ad immaginare quant’altra energia nascerà, e si svilupperà, dal cuore e dal corpo di trenta persone, o forse più; immaginate un posto, pieno di questa energia, dove ognuno è se stesso e allo stesso tempo diventa qualcun altro, dove i confini tra le persone sono distinti e allo stesso tempo blandi, il corpo di uno sconfina in quello dell’altro, e così la sua essenza. Via le maschere, via le etichette, via quel peso dinoccolato che ci cresce sulla schiena e che ci fa camminare gobbi tutta la vita; alziamo lo sguardo e osserviamo l’oltre, di cui non sospettavamo nemmeno l’esistenza. E balliamo, cantiamo, parliamo, gesticoliamo, suoniamo, non c’è limite all’esplosione del nostro corpo e della nostra mente.

Immaginate di poter fare tutto, tutto quello che non riuscite ora ad immaginare. Immaginate di riuscire a prendere finalmente il controllo di voi stessi, per poi perderlo consapevolmente.

Non ci sono parole per descrivere tutto questo. E non c’è immaginazione che regga il confronto con questa realtà.

Bisogna solo provare.

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